Il paese di Dalò (Daloo) , in comune di San Giacomo Filippo, sorge sul terrazzo che da una parte guarda Sommarovina, Olmo, San Bernardo e la val di Drogo e dall'altra Chiavenna, la Bregaglia e il piano.
Come tutti gli alpeggi, cominciò ad essere permanentemente abitato a partire dal Cinque-Seicento. Il centinaio di persone che vi abitava pensò nel 1656 di costruire una chiesa da dedicare ai Santi Michele e Filippo, e per questo raccolse 50 ducatoni, con disponibilità di "sassi, legnami et altri materiali". Chiesero quindi la dovuta autorizzazione al vescovo di Como, il quale il 23 ottobre 1656 delegò l'arciprete di Chiavenna a porre la prima pietra nel prato, ceduto da Giovan Antonio Tognetti per 10 scudi. E il 3 settembre 1657, su delega del vescovo, l'arciprete Francesco Pestalozzi benedisse la prima pietra e poi tutta la chiesa, dove cantò messa solenne con tanti altri preti e fedeli. Perché fosse conservata memoria ai posteri, com'era consuetudine, fu chiamato il notaio Giovan Antonio Tomella di Fraciscio che ne stese l'atto nella piazza davanti alla casa di Battista Tognoni, alla presenza di tre testimoni.
Nel 1735-36 alla chiesa fu aggiunta una cappella laterale, mentre il campanile fu innalzato nel 1816, insieme al cimitero.
Nel nome Dalò, che per i vecchi era Dalòo e che nei documenti cinque-seicenteschi è registrato come Dalore, si vorrebbe vedere la presenza di "orum", cioè orlo, oppure - ma pare meno probabile - di D'Alò, cioè di Eligio, come Alò nel Vicentino.
Mentre l'abitato è raggruppato sotto il pendio, verso nord, si alza una estensione a prato verso est, alla cui sommità è piantata una grande croce visibile su Chiavenna. La più antica di cui rimane memoria fu benedetta dall'arciprete di Chiavenna Bartolomeo Pestalozzi nel 1707, il 29 settembre, festa del patrono san Michele. Nel 1954 la croce in castagno fu sostituita da un'altra in legno di pino alta 10 metri e 40 centimetri, che dieci anni dopo fu abbattuta dal vento. Rimessa in piedi, fu definitivamente atterrata nel 1979, quando fu rifatta dall'attuale in metallo, qualche metro più bassa.
(Guido Scaramellini - Centro di Studi Storici Valchiavennaschi - Chiavenna 2008).